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| LEZIONE
QUARTA
schola
quarta |
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dalle Satire
di Orazio...
IL
SECCATORE
Ibam forte via Sacra,
sicut meus est mos,
Nescio quid meditans nugarum, totus in illis:
occurrit quidam notus mihi nomine tantum,
arreptaque manu: «Quid agis, dulcissime rerum?»
«Suaviter, ut nunc est»; inquam «et cupio omnia, quae
vis».
Cum adsectaretur: «Numquid vis?» occupo. A tille:
«Noris nos» inquit, «docti sumus». Hic ergo:
«Pluris
hoc» inquam «mihi eris». Miserere discedere quaerens,
ire modo ocius, interdum consistere, in aurem
dicere nescio quid puero, cum sudor ad imos
manaret talos. «O te, Bolane, cerebri
felicem» aiebam tacitus, cum quidlibet ille
garriret, vicos, urbem laudaret. Ut illi
nil respondebam: «Miserere cupis» inquit «abire:
iamdumdum video; sed nil agis: usque tenebo;
persequar. Hinc quo nunc iter est tibi?» «Nil opus est te
circumagi : quemdam volo visere non tibi notum ;
trans Tiberim longe cubat is prope Caesaris hortos».
«Nil habeo quod agam et non sum piger: usque sequar te».
Passeggiavo, per caso,
lungo la via Sacra: vecchia abitudine.
E intanto meditavo qualche mia sciocchezza, tutto concentrato.
Mi abborda d’improvviso un tizio di cui conosco solo il nome.
Afferra la mia mano: «come va, carissimo?»
«fin qui, stupendamente» gli rispondo, «e t’auguro
ogni bene».
Non molla. Mi tallona. «Insomma, cosa vuoi?» gli butto là.
E lui:
«dovresti pur conoscerci» dichiara «siamo intellettuali».
«avrò
per te» gli dico «stima ancor maggiore». Tentando
disperato di
tagliare l’ora acceleravo il passo, ora mi fermavo a sussurrare
qualche cosa nell’orecchio del mio servo. Grondavo di sudore
fino alle calcagna. «beato te, Bolano, spirito bollente!»
rimuginavo a bocca chiusa. E l’altro, garrulo, ciarlava, proclamava
il suo entusiasmo per le strade, la città.
Io non replicavo. «ma tu» sogghigna «tu non vedi l’ora
di
piantarmi in asso. Da un bel pezzo l’ho notato. Niente da fare:
ti terrò
ben stretto, restandoti alle costole. Dove sei diretto, adesso?»
«giri
inutili per te: vado a trovare una persona che certo non conosci. È
a letto. Sta di là dal Tevere, lontano, dalle parti dei giardini
di Cesare»
«non ho nessun impegno, e non sono affatto pigro, ti accompagno».
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